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Sebastiano Cosimo Auteri Stile, Photographie

Critico ed esperto d'arte, scrittrice dannunziana indottrinata

Une oeuvre de Sebastiano Cosimo Auteri
Dai cicli fotografici di Sebastiano Cosimo Auteri possiamo seguire un percorso itinerante e narrativo intimo ma universale in cui la forma del racconto che sta alla base dei popoli da lui istoriati sono la testimonianza di numerose civiltà spesso maltrattate, non comprese a fondo, nelle quali la grande cultura millenaria riserva all’artista il privilegio di esperienze di accrescimento personale, vissute in oltre vent’anni di viaggi attraverso i continenti. Gli scatti del fotografo Auteri nei quali l’Artista ha saputo ritrarre la realtà del Perù e della Sierra Leone, si legano strutturalmente alla tradizione di una cultura che da sempre affascina esploratori e avventurieri, coloni e viaggiatori e seguendo la scia di una «terra incognita», scrutata dall’occhio contemporaneo ci svelano strati eterogenei di tradizioni artistiche, rituali, religiose e quel fascino esotico nelle forme e dei colori che emerge dai passi del suo diario di viaggio. Il surrealismo a tratti futuristico di alcune fotografie deriva dalla capacità magnificare i riti quotidiani, in scatti la cui la sensibilità musicale evoca un’irrefrenabile angoscia che anima le auliche composizioni “pittoriche” dell’artista.Il suo stile si rifà all’illustrazione, giocando con la rifrazione della luce, la rarefazione del segno, per restituire all’impianto della rappresentazione una sensazione onirica, di indefinito, di fluttuante, nella quale si nasconde l’apparizione di un inedito “paesaggio letterario” dell’anima, luogo della soggettività e dell’effusione sentimentale, citazionista di una visione romantica. Tecnicamente privilegia l’immagine rispetto alla struttura dell’opera conducendo l’attenzione a sottolineare la concretezza dei soggetti con l’artificio elaborativo che orienta la fotografia verso la dimensione della “fotopittura”.
Risulta magistralmente espressa la malinconica quotidianità di questa gente attraverso un utilizzo consapevole delle leggi compositive e prospettiche, della profondità di campo e, soprattutto, della dialettica tra luce ed ombra, quasi a riflettere superstizioni e credenze che deflagrano nei colori inverosimili da immortalare sulla pellicola. Lo scatto tecnico è innato, e porta dentro di se, quella luce che è del Perù, una terra antica, e del suo popolo. L’Artista incontra donne e uomini che lavorano per strada, senza casa, senza assistenza e senza scarpe con i loro valori e le usanze e scrive con la macchina fotografica una lingua che esprime il suo stile, in cui sta dentro tutta la sua vita. Il messaggio di Auteri ha rilevanza in quella visione in cui la bellezza spontanea per la specie umana si fa espressione, sostanza culturale derivata da una severa selezione evolutiva. Contro gli stereotipi di genere il fotografo ha pensato di esplorare la bellezza interiore, commovente e prepotente, che trapela nei ritratti dei protagonisti di qualsiasi età; persone che vivono la loro cultura caratterizzata dal delicato equilibrio tra l’approccio etnografico ed estetico attraverso la consapevolezza antropologica rappresentata dai loro ritmi, che in realtà svelano riti e miti originali. Lì dove poesia, incanto, potenza e maestosità s’incontrano per trasfigurare una pluralità di esperienze e luoghi, dai paesaggi andini dalla bellezza mozzafiato e della cultura Inca dal fascino misterioso, villaggi dall’atmosfera sospesa nel tempo, emerge l’insegnamento più importante delle civiltà precolombiane: le energie primordiali dell’uomo in armonia con la natura, che le popolazioni andine sono riuscite a custodire nonostante gli effetti della globalizzazione, dall’economia di mercato, dalle religioni importate e dal neocolonialismo economico. Quel messaggio di riscatto e di rinascita catturato nelle figurazioni attinge a un misticismo velato di preghiera dietro volti e paesaggi disegnati con tratti tecnici e implacabili, per raccogliere con istintiva prontezza, ogni attimo di fugace incanto che la vita sottoponga al suo sguardo. La sua multiversa e sensibile interiorità in sintonia con le emozioni e i drammi umani lo porta a scattare flashbach, pellicole istantanee, fulminee di estesa sensibilità fenomenica, tali da evocare il genere del reportage umanista”.

Melinda Miceli critico e storico d'arte

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